Ma cosa c’entra il corpo con la psicoterapia?

Ma cosa c’entra il corpo con la psicoterapia?

Una breve introduzione alla Psicoterapia Corporea

“In principio c’era l’essere, e solo in seguito avvenne il pensare.
E così ancora oggi, nel venire al mondo e sviluppare,
noi esseri umani iniziamo con l’essere,
e solo in un secondo momento cominciamo a pensare.
Noi siamo e quindi pensiamo e pensiamo soltanto nella misura in cui siamo.”

A. Damasio

Nell’immaginario e nell’esperienza della maggior parte di noi una seduta di psicoterapia avviene parlando. Ci rivolgiamo allo psicologo perché la nostra anima sanguina e questo mal di esistere compromette il nostro grado di soddisfazione personale, il nostro senso di libertà, la nostra capacità di coltivare relazioni soddisfacenti. Comunichiamo emozioni, sentimenti, sogni, ricordi al nostro terapeuta che ascolta, elabora, interpreta, connette, ci aiuta a costruire senso. Il tutto attraverso l’uso del linguaggio verbale. La parola è lo strumento attraverso cui dispieghiamo il nostro mondo interno allo psicoterapeuta che la utilizza, a sua volta, come strumento della cura. La stessa definizione di Psicoterapia Corporea in questa prospettiva suona quasi come un ossimoro, una contraddizione in termini.

Cosa c’entra quindi il corpo con la psicoterapia?

Mi sento rivolgere continuamente questa domanda, all’inizio di ogni terapia, quando chiedo a un nuovo paziente – ad esempio – di prestare attenzione a cosa accade nel suo corpo mentre mi racconta qualcosa, qualunque cosa.

La domanda in se stessa è il derivato di una distorsione culturale profondamente radicata nel nostro mondo occidentale, l’idea cioè che la nostra esperienza soggettiva – il nostro sentire di esistere – corrisponda alla nostra capacità di pensare. Noi crediamo di essere, cioè, nella misura in cui pensiamo.

Il corpo – oggettivizzato, valorizzato, tatuato o allenato che sia – è dalla maggior parte di noi considerato poco più che un bel supporto alla nostra testa pensante. Il linguaggio che utilizziamo per descrivere la relazione con il corpo è in questo senso davvero illuminante: diciamo, ad esempio, di avere un corpo E NON di essere un corpo; abbiamo una testa, due braccia e due gambe E NON siamo una testa, due braccia, e due gambe. Descriviamo il dolore e la malattia come fenomeni che ci invadono: ho il mal di pancia, il mal di testa, il mal di schiena, la dermatite! Ce ne vogliamo liberare – e giustamente – al più presto con un atteggiamento che il più delle volte delega al medico e al farmaco l’intera responsabilità della nostra cura.  Raramente facciamo in modo che la malattia possa diventare un’occasione per rallentare, sentire, e chiederci cosa stia cambiando in noi e perché.

Oggi però la scienza sta correggendo questa visione. La Neurobiologia ci dice infatti che  il Cogito Ergo Sum di Cartesio – attraverso cui la filosofia occidentale dal 1600 in poi ha sancito la separazione netta tra la psiche e il soma – è di fatto un madornale “errore”[1]. Ora sappiamo che l’emozione, il senso di sé, l’inconscio e persino operazioni in apparenza razionali come la cognizione e la presa di decisione sono processi embodied, che si realizzano cioè sotto la soglia della nostra coscienza attraverso un intricatissimo e incessante flusso di comunicazioni tra corpo e cervello. Il corpo gioca un ruolo fondamentale nella determinazione di ciò che siamo, di come sentiamo e di come pensiamo.

Questa comprensione ci incoraggia a ripensare le modalità di cura della persona, mostrando tutti i limiti di modelli di intervento sulla psiche che utilizzino esclusivamente la comunicazione verbale quale canale di accesso al mondo interno del paziente.

La parola, in questa nuova prospettiva, non va abbandonata ma deve diventare un mezzo da accompagnare a altri strumenti, possibilmente multimodali, in grado di esplorare gli aspetti fisici – embodied – dell’essere e del sentire. Ecco perché la Psicoterapia Corporea.

La Psicoterapia Corporea, rispetto alle tradizionali terapie della parola, fa del corpo costante – anche se non esclusivo – oggetto di osservazione e intervento.  L’unità funzionale mente/corpo è il suo principio di fondo. La Psicoterapia Corporea assume che il corpo SIA l’intera persona.

Una seduta di Psicoterapia Corporea può avere inizio dal racconto di un’esperienza vissuta dal paziente così come dall’indagine di una sensazione fisica, dolorosa e non. Si parte dal corpo per arrivare alla mente, e dalla mente per arrivare al corpo. Questa linea di intersezione tra lo psichico e il somatico rappresenta la nostra più interessante fonte di informazioni.

Il primo e più semplice obiettivo di lavoro è che il paziente recuperi la capacità di “sentire” l’impatto che emozioni, pensieri o esperienze hanno sul suo corpo. Questa competenza di base – che crescendo molto spesso “disimpariamo” – da sola è in grado di promuovere un senso di maggiore centratura e consapevolezza nel rapporto con noi stessi e con la realtà fuori di noi.

La Psicoterapia Corporea vede nel corpo il suo ponte verso l’inconscio, avendo messo a punto nei suoi 80 anni di vita una peculiare capacità di intervento in tutte quelle situazioni in cui il corpo “sappia” ma la mente non ricordi esplicitamente. Oggi le Neuroscienze ci dicono, infatti, che proprio il corpo mantiene la traccia – a livello di memoria implicita, emotiva e procedurale – delle esperienze che compiamo all’inizio della nostra vita. Nel corpo è racchiuso l’imprinting delle nostre prime e fondanti interazioni con la realtà, quelle che contribuiranno fortemente a determinare il nostro modo di muoverci nel mondo di lì in avanti. L’analisi di tensioni fisiche, come pure di particolari espressioni, atteggiamenti, modi di muoversi rappresenta la via di accesso verso ciò che siamo profondamente al di là della nostra stessa consapevolezza. Il nostro “stile” racconta di noi più di quanto noi stessi crediamo di sapere e, se ascoltato con attenzione, esso ci sussurra la storia attraverso cui ha preso forma la persona che siamo diventati oggi.

La Psicoterapia Corporea può utilizzare talvolta delle forme di contatto fisico (la mano del terapeuta su quella del paziente, il contatto di una spalla, una pressione nella zona del collo, ecc.). Il contatto è sempre negoziato con il paziente e ha l’obiettivo di indagare le sue reazioni o di supportarlo, anche fisicamente, nel corso di passaggi terapeutici importanti.

Infine, la Psicoterapia Corporea promuove ESPERIENZE di cura che coinvolgono tutte le dimensioni della persona. Per questo motivo, benché come in ogni altra forma di psicoterapia non si facciano sconti al dolore, essa può essere creativa, attivante, giocosa e estremamente poetica.

[1] L’Errore di Cartesio è il titolo di un libro fondamentale scritto dal neuro-scienziato Antonio Damasio e pubblicato in Italia da Adelphi. Il contributo di Damasio ha obbligato la comunità scientifica a rivedere la relazione tra mente e corpo e a superarne il dualismo.

© Valentina Iadeluca, dicembre 2017

2017-12-09T09:29:10+00:00